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:: A momentary opening to the past (11/12/2007 10.40.09)

[ita]
Da circa dieci giorni ormai, non pubblico nuove immagini.
Non ho smesso di fotografare, ma complice l'attesa di una nuova fotocamera, ho ripreso a fotografare con la pellicola: la cara Fuji Velvia 50.
Il fatto di non disporre di uno scanner per diapositive, mi impedisce di mantenere questo photoblog con le immagini più recenti, ma presto potrò ricominciare.
Intanto grazie a tutti i pazienti visitatori di questo sito.

[eng]
It's ten days that there isnt new images in this web site.
I have not stopped photograph, but during the waiting for a new camera, i have restarted to use the film: the beloved Fuji Velvia 50.
I don't have a film scanner, than I can not keep this photoblog with more recent images, but soon I will be able to start again.
Meanwhile, thanks to all patients visitors of this site.

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:: A cosa serve il fotografo? (14/12/2006 15.04.08)

Qualche giorno fa, dopo un incontro di formazione con giovani coppie, la necessità di realizzare una foto di gruppo mi ha stimolato a presentarmi al gruppo in una veste con cui non mi ero ancora presentato: come appassionato di fotografia.

Forse per il desiderio di evidenziare la mia passione, ma soprattutto per la necessità di non lasciare alcuno fuori dalla foto di gruppo (mi ero organizzato proprio per questa eventualità che si ripete quasi ogni anno), preparo quindi la macchina fotografica su cavalletto e con un buon grandangolo mi accingo ad inquadrare il gruppo abbastanza da vicino per non perdere i visi delle persone in una ripresa troppo lunga.
Purtroppo (o per fortuna) lo spazio dove queste circa 35 persone dovevano posizionarsi era estremamente angusto e con un unico passaggio forzato dove dovevo per forza posizionare la fotocamera.

Il luogo oltre che piccolo era mezzo al sole e mezzo in ombra e il rischio di non riprendere correttamente le persone in ombra era reale.

[TECNICA ON]
Inserisco il Nikkor 17-35 F/2.8 sulla D200, posiziono il tutto su stativo, procedo con uno scatto di test sotto lo sguardo stupito e anche seccato di alcune persone ai lati che non capivano come sarebbero potute entrare nel fotogramma da quella posizione, compreso il supervisore del corso che chiedeva la foto per la pubblicazione in un bollettino ma era poco convinto che in quelle condizioni la foto sarebbe risultata accettabile.
Imposto il flash orientato solo verso le persone in ombra impostato a mezza potenza per non evidenziare troppo la differenza e mi accingo a fare un paio di scatti in modalità autoscatto (per essere presente nella foto) .
In più occasioni vengo ripreso da osservazioni relative al fatto che ci sono persone in ombra, che le altre sono in controluce e che il gruppo è troppo vicino per starci tutto nel fotogramma (avessero mai guardato nella fotocamera almeno).
Due scatti, non di più: tre con quello di test.
[TECNICA OFF]

La foto non è eccezionale, e nonostante questo mio fotoblog non abbia pretese artistiche, non la ritengo adatta ad essere pubblicata, tuttavia, come foto ricordo oserei dire discretamente riuscita.

La consegno al supervisore del corso il giorno dopo ed accolgo il suo stupito entusiasmo per la riuscita della foto, colpito anche dal taglio panoramico della stessa (ho solo tagliato la foto in senso verticale per togliere una presenza eccessiva del pavimento ma non ho fatto alcuna correzione o ritocco della stessa se non appunto una banale operazione di taglio da 5 secondi di lavoro).

“Ottima!”, viene detto, “proprio adatta alla pubblicazione”, rivolto alla foto .
“Certo che “, rivolto a me, “hai un obiettivo che fa proprio belle foto!”

A cosa serve il fotografo?

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:: Australia: diario di un viaggio (06/10/2006 15.23.29)

Avrete sicuramente notato che da qualche tempo ormai, le immagini che sto pubblicando sono state riprese in Australia.
Ahimè, nel mio intento iniziale questo fotoblog doveva essere un semplice diario con immagini rappresentative di un percorso QUOTIDIANO senza naturalmente pretese artistiche o culturali.

Il fatto che da tempo io proponga solo immagini australiane non vuol dire che il quotidiano non esista o che io non scatti più fotografie, però, il periodo trascorso in Australia mi ha segnato: non passa giorno che io non ripensi a quei giorni on the road.

Strano ma vero: la natura è stupenda, gli spazi immensi, il mare azzurro e limpido; ma ad affascinarmi maggiormente è stato il percorso su strada, quei 5/6 mila chilometri ascoltando Johnny Cash e i Deep Purple (avevamo solo 2 cd comprati al supermercato a pochi dollari), cercando di evitare canguri (la sera) e fermandoci più volte al giorno nelle RoadHouse per far carburante incontrando persone e mezzi che nella loro semplicità ci aiutavano a sentirci parte di quel mondo.

Strano ma vero: la strada, le RoadHouse, i chilometri, le soste in mezzo al nulla sono le cose che più mi hanno affascinato e che (questo è lo strano con il senno di poi) meno ho documentato.


Perdonatemi quindi se ancora per un mese circa continuerò proponendo immagini della più grande isola del mondo magari accelerando il ritmo di pubblicazione (come sto facendo da qualche giorno) per consumare più velocemente questo tenero ricordo e riprendere con situazioni più vicine al mio mondo quotidiano.

In fondo, sto tradendo solo in parte la motivazione con cui è nato lavitaintorno.it, perché il diario di strada è comunque reale solo un poco posticipato.

Un grazie ai miei due lettori (è già un successo).

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:: Australia (22/09/2006 16.53.46)

Si, Australia.
Come avrete visto in questo periodo ogni immagine riguarda la più grande isola del mondo.
Il viaggio in Australia che tanto mi preoccupava prima di partire, è terminato, finito: purtroppo.
Dire che questa esperienza è stata stupenda, vuol dire essere riduttivi.
Il paese è bellissimo, la gente cordiale e solidale, gli spazi incredibili (almeno per le mie abitudini), ci si vive benissimo e con facilità: qualche appunto sul cibo potrei anche farlo, ma solo per avere un atteggiamento superiore perché in realtà, si mangia egregiamente anche se ovviamente non si può pretendere di trovare quello che mangiamo in Italia, ma per alcune cose si supera il bel paese.
Il caffè ecco, ho trovato un difetto: ma è veramente un difetto? Ho visto che se ne può fare a meno.
Non bevendone mai ho dormito sempre come un ghiro per tutta le lunghe notti invernali.
Non posso soffermarmi su quanto visto, vissuto, assaggiato, conosciuto; ci tengo però a dire che ne è valsa la pena e che potendo ripartirei domattina ( e stavolta con tutta la famiglia al seguito compreso chi sta arrivando ) senza alcun ripensamento né timore.
Bella la vita padre-figlio, ha funzionato, è stata costruttiva per entrambi.
Non siamo cambiati, ma ci siamo conosciuti meglio: siamo riusciti (in verità il cammino continua, non è terminato) ad accettare vicendevolmente i nostri difetti, a riconoscerli, ad argomentarli un poco.
Non esiste un padre perfetto e nemmeno un figlio perfetto: lo sapevamo anche prima di partire, ora però ne siamo consapevoli, e questa conoscenza ci fa persino piacere.
Siamo tornati senza essere una evoluzione di noi stessi, ma anche solo per le piccole cose che sono cambiate e per le diverse esperienze vissute assieme: ne è valsa la pena.


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:: attesa (18/09/2006 12.30.57)

L’arrivo di un nuovo componente della propria famiglia non è una cosa di tutti i giorni.
Prima di tutto, l’attesa, una lunga attesa che diventa quasi una consuetudine tanto diventa “normale” trovarsi a vivere con una presenza silenziosa (mica tanto poi, considerando i figli che ti chiedono ogni giorno quando nasce).
Poi i giorni che precedono la data presunta: ognuno di essi potrebbe essere la nuova data di nascita, e ognuno di lascia un poco con il cuore che ti sale in gola, ti prende lo stomaco.
Ti poni tanti interrogativi, soprattutto personali: sarò all’altezza, ce la farò, sarò capace di accettarlo per come mi si presenterà da domani in avanti?
E la tensione e l’attenzione al cellulare che potrebbe suonare da un momento all’altro per farmi diventare nuovamente padre: per me è proprio vero, non ci si abitua mai alla vita; tanto meno alla vita che arriva, nonostante sia la cosa più naturale del mondo.

Forse domani, o dopodomani scriverò qui il suo nome assieme ad una sua immagine.

Per ora, posso solo dirgli che lo aspetto, che è il benvenuto, che tutti lo attendiamo con ansia per continuare con lui questa stupenda avventura che è la nostra vita.


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